L'11 settembre 1334, un pellegrino di nome Giovanni di Lorenzo d'Arras,
originario della Piccardia, in Francia, era in viaggio da Loreto a Lucca
con l'intenzione di inginocchiarsi davanti al Volto Santo. Nei pressi di
Pietralunga, si imbatté nel corpo di un uomo disteso in riva al fiume.
Avvicinandosi per prestare soccorso, si accorse che l'uomo era già
morto. Alcune donne che stavano lavando i panni nelle vicinanze lo
videro sul luogo del delitto e lo accusarono di omicidio. Giovanni fu
arrestato e sottoposto a un processo sommario. Nonostante la sua
innocenza, fu condannato a morte per decapitazione.
Alla vigilia dell'esecuzione, Giovanni si affidò al Santo Volto,
pregando ferventemente e pronunciando un solenne voto. Il giorno
dell'esecuzione, mentre la sua testa giaceva sul ceppo, il boia colpì,
ma la lama miracolosamente non gli fece alcun male. L'esecuzione fu
ripetuta altre due volte, ma ogni volta la lama colpì come se avesse
colpito la pietra. Testimone di ciò, la folla gridò che si trattava di
un miracolo, e Giovanni fu dichiarato innocente e rilasciato.
Si recò a Lucca per adempiere al suo voto e inginocchiarsi davanti al
Volto Santo. Lì fu ricevuto dal vescovo Guglielmo II di Montalbano, al
quale raccontò l'accaduto. Il vescovo, tuttavia, desiderava una conferma
ufficiale del miracolo e chiese una testimonianza scritta e delle prove.
Giovanni tornò a Pietralunga, dove ottenne dal Podestà la lama
dell'esecuzione e i documenti ufficiali che confermavano i fatti. Tra
questi, lettere autografe del Podestà Branca de Branci (oggi conservate
nella biblioteca del Convento dei Frati Cappuccini di Monte San Quirico,
Lucca), la risposta del vescovo (custodita nella Biblioteca
Medicea-Laurenziana) e la lama stessa, tuttora esposta nella Cattedrale
di San Martino a Lucca, vicino alla Cappella del Volto Santo.
Il miracolo è documentato anche in numerose fonti storiche: nelle
Historie delle miracolose immagini (1613), nel capitolo
"Miracolo del ferro che non ferisce gli innocenti"; nel
Manuale Storico Universale di Giovan Battista Morganti; nelle
opere del Prof. Michele Camillo Ferrari, che ha condotto un'analisi
calligrafica dettagliata della lettera del Podestà; ne
Il Volto Santo in Europa, che include la lettera del vescovo e
un dipinto intitolato Il Volto Santo salva un innocente con il
piede (conservato nella biblioteca comunale di Mâcon); e in
San Martino di Lucca. Gli arredi del Duomo dello studioso
Michele Bacci, che narra l'episodio e sostiene la veridicità del
miracolo avvenuto nella nostra terra.
Infine, nel Duomo di Lucca, di fronte alla Cappella del Santo Volto,
sulla colonna di destra dove è custodita la lama dell'esecuzione, una
targa di marmo commemora il miracolo:
Fermatevi un attimo e ammirate la meraviglia.
Nell'anno del Signore 1334, Giovanni di Lorenzo d'Arras, dopo aver
pregato davanti a questa Santa Croce, fu risparmiato dalla morte
quando la lama non gli fece alcun male, rivelando la sua innocenza.
Falsamente accusato di omicidio, offrì la sua gola alla lama; per tre
volte il ferro si addolcì per salvarlo.
Andate e ricordate: nessuna preghiera è più potente dell'innocenza
nell'operare miracoli.